A lavoro finito si può ben dire
Io mi fido del mio dentista: i miei sono soldi ben spesi. Il mio dentista ha un piccolo studio – è giovane! – per niente pretenzioso: piccola anticamera, piccola stanza operatoria e piccola stanza dove si fanno le visite di routine. L’ambiente dello studio è familiare ma serio, per niente ammiccante alla giovane età del suo titolare o alla sua bravura, se si eccettuano i diplomi e i vari titoli appesi al muro dell’anticamera. Non si tratta di carte boriose: sono appese a piccoli e sobri chiodini, in altrettanto sobrie cornici, niente è disposto intorno a loro per fare contrasto ad arte perché tu le osservi. E sono delle signor carte: masters in giro per gli States. Insomma il mio dentista è un signor dentista.
Per questo ho sofferto con piacere mentre tambureggiava con un mini martello a percussione sui miei denti. Col sorriso ho trattenuto la lacrima pronta a sgorgare mentre scartavetrava i lati dei miei denti con una piccola stringa d’alta fattura e finitura, in spazi che prima non avevo notato (ma ci sono!). Con riconoscenza ho spalancato gli occhi ringranziandolo per la sua mano ferma che scavava sotto la gengiva e i denti, grattando e raschiando.
Direi che vibro ancora pensando a quel momento. Direi che vibro da quel momento. Mi sembra che i miei denti siano dei piatti dov’è amabilmente passata una forchetta.
Ma il mio dentista è indolore. Che fastidioso il mio dentista.
0 commenti:
Posta un commento